SZOMBATHELYI
KEPTAR
KUNSTHALLE SZOMBATHELY
MUSEUM AND GALLERY OF CONTEMPORARY ART
Director Dr. Galig Zoltan
Hungary - Szombathely, Rakoczi F. u. 12.
(STONING)
2007. July 3 – August 15
Exhibition of the Painter
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Mediterranean Works 2001
Città di
Szombathely
Szombathely Keptar
Turismo Ungherese
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Didattica / Perché le pietre si bucano

Pietre misteriose

Le pietre forate utilizzate nella realizzazione delle
opere presenti in mostra sono state accumulate in venti
anni di personale e paziente ricerca lungo la spiaggia
del Mare Jonio, nel territorio fra Amendolara Marina,
Canale della donna e Capo Spulico, all’estremità sud
occidentale del Golfo di Taranto, nell’Italia
meridionale.
Nella precedente esposizione di Szombathely, dal 3
luglio al 15 agosto 2001, le pietre forate erano state
presentate come "opere realizzate dall’azione della
natura", ma non era stato possibile avanzare ipotesi più
chiare sulle cause della loro perforazione. Teorie non
documentate attribuivano la foratura dei sassi
all’azione dei litodomi, molluschi marini in grado di
corrodere la superficie della pietra, oppure a una
pratica dell’uomo preistorico per utilizzarli come
arnesi di lavoro. Ma era evidente che la forma e la
dimensione degli arnesi non avevano alcuna
corrispondenza con l’uso pratico. Permaneva il mistero
sulla causa dei fori nelle pietre ritrovate.
Mistero svelato
 Continuando a passeggiare lungo la costa jonica, nella
ricerca di una quantità sufficiente di pietre per
allestire la nuova mostra di Szombathely, ho avvistato
alcuni esemplari che, pur non essendo del tutto
perforati, avevano una cavità ben accentuata in cui era
evidente una sostanza dal colore bruno rossastro. Ad una
osservazione visiva e tattile, quella sostanza
presentava caratteristiche simili alla ruggine.
Confrontando e valutando le forme e l’ampiezza dei fori,
apparentemente attribuiti a mani esperte se osservati in
maniera superficiale, raggiunsi la convinzione che
proprio in quegli esemplari non completamente forati,
con probabili residui di ruggine, sarebbe stato
possibile cercare la causa dei buchi già completati che
si erano praticati al loro interno. Era perciò
necessario compiere un’analisi chimica della sostanza
colorata in bruno rossiccio.
L’analisi compiuta diede risultati positivi. Infatti,
nei laboratori di chimica dell’Istituto professionale
"Bosco de Nicola" di Cosenza, città italiana della
Regione Calabria, erano state effettuate numerose prove
e non ci fu alcun dubbio ad accertare la presenza di
minerale ferroso all’interno delle pietre. E’ possibile
quindi confermare che le pietre forate siano divenute
tali in seguito all’azione ossidante del ferro
sporgente, scoperto per strofinamento dalla pietra che
conteneva le sue tracce, esposto all’aria umida o a
contatto con l’acqua nel corso dei millenni. Il passo
successivo dovuto all’attrito con le altre pietre, il
terreno e la sabbia, nonché l’antica e persistente
azione di ruscellamento e poi di risacca del mare, aveva
del tutto cancellato per abrasione il residuo alone
rossiccio dovuto alla presenza del ferro nelle pietre
reperite.
Osservando solo le pietre interamente bucate, senza
effettuare la comparazione con quelle in formazione che
presentavano ancora un residuo di ruggine, non sarebbe
mai stato possibile avanzare alcuna ipotesi certa sulle
cause della perforazione.
Miniera sparita
 Si può allora offrire al dibattito anche una spiegazione
di carattere geografico, storico e antropologico. A poca
distanza dal ritrovamento delle pietre bucate e dal capo
Spulico è la foce del torrente Ferro, che segna i
confini fra i comuni di Amendolara e Roseto. La
denominazione del torrente conferma indirettamente
l’indizio relativo alla presenza di minerale ferroso
che, evidentemente, diede il nome al corso d’acqua. E’
quindi probabile che nelle vicinanze del torrente Ferro
esista un giacimento di ferro o, addirittura, una
miniera sfruttata nell’antichità, di cui a memoria
d’uomo si è perduta ogni traccia, che avrebbe potuto
essere fonte di ricchezza per la popolazione indigena
dell’epoca.
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