SZOMBATHELYI KEPTAR
KUNSTHALLE SZOMBATHELY
MUSEUM AND GALLERY OF CONTEMPORARY ART
Director Dr. Galig Zoltan
Hungary - Szombathely, Rakoczi F. u. 12.

(STONING)

 

2007. July 3 – August 15

Exhibition of the Painter
ROCCO TURI

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Mediterranean Works 2001


Città di Szombathely


Szombathely Keptar


Turismo Ungherese


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Presentazione III

L’ambiente mediterraneo è quello che caratterizza i lavori di Rocco Turi, un artista da anni impegnato nella rappresentazione del suo paese, non tanto l’Italia quanto la terra di Calabria - circondata da un mare limpido come il cristallo e di profondo colore blu. Il confine tra la terra e il mare è costituito da un letto di pietre rotonde battute dal sale e scorse dalle onde, che con il logorio ne attutiscono i contorni spigolosi. Sono pietre con venature di ferro che hanno "camminato" per secoli, discendendo dalle scoscesi montagne dell’Appennino, lungo il greto de fiume, fino a raggiungere le lucenti spiagge del mare jonio.

In una precedente mostra, intitolata "Opere del Mediterraneo", l’artista Turi si era particolarmente concentrato sui colori della natura, del cielo e del mare.

In questa mostra, invece, il tema portante è costituito dal sasso di pietra con tutte le metafore che lo può caratterizzare: dal sasso come oggetto, al sasso come "arma". Si tratta di un oggetto primitivo, forse il primo strumento dell’uomo, semplice ma indistruttibile: un pezzo unico.

I lavori di Rocco Turi sono lavori di pietra, nei quali questo strumento rotondo assume varie connotazioni: da strumento singolo usato come percussore, come ascia, come martello, a strumento collettivo, formato da molte, innumerevoli pietre, usato da molti attori, alcuni dei quali pacifici, altri pericolosi.

Stoning è infatti il nome di questa mostra e richiama gli episodi biblici: l’uccisione di Abele, la lapidazione di adultere e ultimamente la lapidazione di automobilisti che passano sotto i ponti dell’autostrada. In questo ultimo caso il sasso viene gettato senza precisamente sapere chi colpisce: la vittima viene lasciata alla sorte.

In questa mostra l’oggetto sasso viene staccato dal suo contesto ubiquito e naturale, viene isolato (come in molti esempi di "arte povera") e posto come installazione in un museo. Da oggetto d’uso profano diviene oggetto di riflessione per il suo pubblico, il pubblico del Museo. Da strumento di percussione feroce e primitivo e di violenza, esso diviene uno strumento di pace, di progresso.

Abbandoniamo la civiltà dei sassi nella quale siamo rimasti per migliaia di anni per accettarli ormai solo come oggetti ornamentali d’arte, oggetti magici per esorcizzare la paura di un ritorno a tempi oscuri, dove ci può portare il conflitto tra civiltà.

Le sculture di Turi hanno quindi non solo un rilievo estetico, ma anche un rilievo sociologico profondo, come riflessione sulla vita umana al confronto con la sterile immortalità dell’inanimato.

Francesco Maria Battisti (2006)