SZOMBATHELYI KEPTAR
KUNSTHALLE SZOMBATHELY
MUSEUM AND GALLERY OF CONTEMPORARY ART
Director Dr. Galig Zoltan
Hungary - Szombathely, Rakoczi F. u. 12.

(STONING)

 

2007. July 3 – August 15

Exhibition of the Painter
ROCCO TURI

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Mediterranean Works 2001


Città di Szombathely


Szombathely Keptar


Turismo Ungherese


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  Stoning / Il percorso della vita attraverso le pietre, ovvero: viaggio nel futuro

 


 

Le opere di questa mostra rappresentano 150 elementi di un grande puzzle. Esso è stato realizzato con vari materiali, combinati insieme ai colori adatti per richiamare idealmente il mare Mediterraneo nelle sue diverse sfumature stagionali.

I materiali usati sono elementi ancestrali che compongono scenari sedimentati della mente: la terra, la sabbia argillosa, le pietre. Il concetto di terra ha un riferimento simbolico ricchissimo che richiama le radici (terra natia, toccare terra, terra fertile). Nei miti della creazione, la terra argillosa rievoca la materia con cui la divinità ha creato l’uomo: nell’Egitto è la materia prima manipolata dal dio Khnum; la dea babilonese Aruru plasmò il primo uomo seguendo la tecnica dei vasai del neolitico. La pietra richiama l’inizio della civiltà umana come materia per la fabbricazione di utensili, armi, edifici megalitici sacri: dolmen, cromlech, menhir. Ma la terra, la sabbia e le pietre sono fra i pochi elementi che si proiettano immutati nel futuro come archivio della memoria.

Le sfumature in azzurro del mare richiamano anche la terra, la sabbia e le pietre della memoria che collegano, in chiave moderna, la nostra vita con quella della Grecia classica, dell’Impero romano e delle culture scomparse delle più piccole civiltà antiche del Mediterraneo.

I segni apposti come scrittura incomprensibile e interrotta sulle opere rievocano la storia della civiltà e la vita dell’uomo: vita accidentata, vita comoda, vita spezzata, lunga vita, dura vita, vita pessimista, vita ottimista, vita…; una scrittura che dovrebbe essere simbolicamente decifrata dall’osservatore per meglio interpretarne il passato. Ma per fare questo, in un momento di interattività con l’arte, il visitatore viene invitato a decifrare per prima l’intero puzzle per ricostruire il suo percorso, lo scenario complessivo e poi il messaggio in esso contenuto, che il suo autore ha realizzato in una piccola e solitaria casa di campagna a poca distanza dal mare; un mare che invita a fantasticare sugli sbarchi dei pirati di cui lo scenario (che oggi viene definito culla della civiltà della Magna Grecia) è stato protagonista silenzioso.

Fanno parte del puzzle elementi colorati in ceramica, come progressione delle pietre bucate utilizzate nella precedente esibizione di Szombathely Keptar del 2001. L’uso della ceramica rappresenta una evoluzione estetica dell’archivio della memoria.

In questa nuova mostra 2007, le pietre bucate dalla forza della natura vengono utilizzate per alcune grandi installazioni e alla caratteristica di elemento visivo ed estetico aggiungono quella di pietra "in azione" per simboleggiare il percorso multi-culturale concreto e accidentato, registrato inconsciamente dalla memoria attraverso le epoche. Oggi non si tratta solo di ricordare date e fatti storici, ma di contestualizzare la storia attraverso i mutamenti avvenuti, quindi con la sociologia, l’antropologia, la criminologia e le altre scienze. L’arte, con la sua capacità mediatrice, rappresenta il mezzo più adatto per contestualizzare gli eventi e diffonderli per la conoscenza nel vasto pubblico.

Le sculture presenti in mostra sono: una piramide, una clessidra, uno scorpione che tenta di volare, scene di moderna devianza e criminalità. Ogni installazione dovrebbe dare al visitatore l’idea di un percorso che si collega a una fase della vita e l’idea di una pietra in movimento (Stoning): pietra del tempo, pietra della memoria, pietra dell’utopia, pietra che uccide, pietra misteriosa, pietra… .

La piramide simboleggia i monumenti precolombiani ma anche il più famoso monumento dell’antico Egitto che racchiude la camera sepolcrale del faraone. Proprio il caso del giovanissimo faraone Tutankhamon è stato riaperto perché le ultime ricerche spiegano che oltre 3mila anni fa il ragazzo sarebbe stato ucciso addirittura con un colpo di pietra alla testa.

La clessidra simboleggia il tempo sociale che passa inesorabile fra le pratiche quotidiane. Ormai non si ha più il tempo di "fare le cose" perché i rapporti sociali sono diventati più complessi e macchinosi. E’ come se il tempo passasse più velocemente, laddove la massa fisica della pietra sostituisce il granello di sabbia che precipita più lentamente attraverso la clessidra; laddove i numerosi nodi nei fili che trattengono le pietre bucate testimoniano, attraverso l’iter creativo sofferto dell’opera, la difficoltà del tempo (sociale) che in un campo accidentato scorre velocemente nella moderna società.

Lo scorpione rappresenta l’evoluzione del lungo serpente, esibito nella mostra di Szombathely nel 2001. Il serpente, anziché sviluppare le zampe, diventa scorpione e vola. Oggi lo scorpione di pietra allestito rappresenta la parte maligna, cattiva e velenosa dell’uomo che cerca di fuggire e nascondersi dopo aver violato la legge. Lo scorpione tenta di volare per mimetizzarsi, nascondersi e ripetere la sua azione in maniera subdola, come se fosse in atto un’evoluzione genetica senza controllo, di cui siamo tutti consapevoli attraverso gli studi segretamente perseguiti nei principali laboratori biologici in Europa e in America.

La successiva scultura testimonia una pietra in azione - una pietra assassina - come arma di offesa dei giovani devianti che "si divertono" a lanciare sassi dai cavalcavia delle autostrade europee e gioire mentre osservano di nascosto i passeggeri delle automobili colpiti a morte e seguono la polemica sui giornali sulle loro gesta e sulla diffusione allarmante del tasso di criminalità giovanile nel mondo.

Un’ultima installazione rappresenta le Twin Towers, ricostruite idealmente in ferro e pietra per resistere all’elemento <<non>> distruttivo dell’aereo, raffigurato da un giocattolo in plastica per bambini. L’opera realizzata lascia quindi in piedi la possibilità che il "collasso" delle Torri in un ammasso di macerie sia avvenuto attraverso modalità ancora imprecise e misteriose.

Rievocando il passato, assumendo l’esatta collocazione dei 150 elementi-opere, rielaborando il messaggio delle installazioni, è possibile ri-costruire il paesaggio di un luogo ideale più gradevole, forse un nuovo pianeta in cui la memoria, probabilmente, si annulla e la materia si trasforma.

Ecco perché la terra e la sabbia manipolata con il colore viene resa irriconoscibile e le pietre assumono le sembianze di un materiale nuovo che qui, in progressione, diventa ceramica: anche esso materiale antico riproposto sotto una nuova estetica. Anche i principi della fisica (la materia si trasforma) applicati a uno scenario extraterrestre vengono forse modificati.

Insomma, il nuovo scenario del puzzle e delle installazioni presenti in questa mostra ripropone un luogo ideale che ogni visitatore, indipendentemente dalla compiuta ricostruzione concreta del puzzle - ma stimolato dall’idea osservata e dalla propria fantasia, può costruire dinanzi a sé. Ognuno, proiettandosi in un mondo fantastico e utopico può collocare ogni cosa della società che lo circonda al posto che egli ritiene adatto per correggere le ingiustizie, gli errori, le incongruenze della realtà quotidiana.

Attraverso queste opere si giunge quindi ad un’arte "utopica" che con la fantasia e l’immaginazione tenta di interpretare e re-interpretare la memoria, priva di ricordo, del lontano passato e collegarla a un futuro altrettanto immaginifico, di cui tutti abbiamo bisogno per evadere un po’ dai problemi quotidiani. Insomma, questa mostra va visitata attraverso più livelli: passato, presente e futuro immaginifico, che in questo caso si fondono in arte concettuale.

Da questa premessa nasce un racconto fantastico (Racconto utopico) che, nel silenzio della sua casetta in riva al mare Mediterraneo, l’autore ha immaginato; un racconto che potrebbe essere definito un vero e proprio <<Manifesto dell’arte utopica>> da cui tutti possano partire per modificarlo e costruire, ognuno, uno scenario ideale per il futuro: il proprio paradiso.